Fo, Grillo e Casaleggio: tre somari alle prese con la classicità (e Google)
Chiarelettere, la stessa casa editrice che un mesetto fa ha mandato in libreria il pamphlet di Roberto Ippolito “Ignoranti. L’Italia che non sa, l’Italia che non va”, esilarante campionario di asinerie con tanto di nomi e cognomi, pubblica ora un volume che potrebbe tranquillamente diventarne la miniera principale per un sequel: “Il Grillo canta sempre al tramonto. Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 stelle”, firmato da Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Il premio Nobel (incredibile dictu) tenta di volare alto, richiamandosi alla grecità classica per immaginare una degna cornice al dialogo. di Miska Ruggeri
20 AGO 20

Chiarelettere, la stessa casa editrice che un mesetto fa ha mandato in libreria il pamphlet di Roberto Ippolito “Ignoranti. L’Italia che non sa, l’Italia che non va”, esilarante campionario di asinerie con tanto di nomi e cognomi, pubblica ora un volume che potrebbe tranquillamente diventarne la miniera principale per un sequel: “Il Grillo canta sempre al tramonto. Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 stelle”, firmato da Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.
Il premio Nobel (incredibile dictu) tenta di volare alto, richiamandosi alla grecità classica per immaginare una degna cornice al dialogo. Tuttavia lui, pur provandoci (“Parafrasando Socrate…”, esordisce a pagina 15), non è certo il maestro di Platone, il guru milanese non è Protagora e il comico genovese non è Aristofane. E così il botto è degno di Icaro. Già alla prima frase del prologo di Fo: “Spesso mi torna in mente un testo, grottesco e tragico insieme, scritto da Luciano di Samosata intorno al I secolo d. C.”. Beh, di grottesco e tragico insieme c’è che, come qualsiasi studente di liceo sa, il povero Luciano è nato nel 120 d. C. L’informe guazzabuglio in cui turbinano Eratostene, Raffaello, Leonardo, Gengis Khan, Galileo, Bruno e decine di altri personaggi illustri, del resto, è una miniera di corbellerie. E meno male che gli autori hanno l’ambizione di rivolgersi “ai giovani che non sanno niente della loro storia” (Grillo a pagina 17) e se la tirano pure. Fo: “Scusate, sono un po’ enciclopedico”. Risposta di Casaleggio: “Figurati, lo sono un po’ anch’io” (pagina 11). Chissà che enciclopedie hanno letto. A pagina 41 Casaleggio non fa in tempo a dire che su Ipazia “in Italia ci hanno fatto perfino un film ultimamente” – quando “Agora” di Alejandro Amenábar, girato a Malta, è spagnolo – che Grillo si lancia in un imbarazzante peana: “Sembra un uomo ma in verità è un’enciclopedia, apposta lo portiamo sempre in giro con noi”.
Il premio Nobel (incredibile dictu) tenta di volare alto, richiamandosi alla grecità classica per immaginare una degna cornice al dialogo. Tuttavia lui, pur provandoci (“Parafrasando Socrate…”, esordisce a pagina 15), non è certo il maestro di Platone, il guru milanese non è Protagora e il comico genovese non è Aristofane. E così il botto è degno di Icaro. Già alla prima frase del prologo di Fo: “Spesso mi torna in mente un testo, grottesco e tragico insieme, scritto da Luciano di Samosata intorno al I secolo d. C.”. Beh, di grottesco e tragico insieme c’è che, come qualsiasi studente di liceo sa, il povero Luciano è nato nel 120 d. C. L’informe guazzabuglio in cui turbinano Eratostene, Raffaello, Leonardo, Gengis Khan, Galileo, Bruno e decine di altri personaggi illustri, del resto, è una miniera di corbellerie. E meno male che gli autori hanno l’ambizione di rivolgersi “ai giovani che non sanno niente della loro storia” (Grillo a pagina 17) e se la tirano pure. Fo: “Scusate, sono un po’ enciclopedico”. Risposta di Casaleggio: “Figurati, lo sono un po’ anch’io” (pagina 11). Chissà che enciclopedie hanno letto. A pagina 41 Casaleggio non fa in tempo a dire che su Ipazia “in Italia ci hanno fatto perfino un film ultimamente” – quando “Agora” di Alejandro Amenábar, girato a Malta, è spagnolo – che Grillo si lancia in un imbarazzante peana: “Sembra un uomo ma in verità è un’enciclopedia, apposta lo portiamo sempre in giro con noi”.
Ma la figuraccia più grande si palesa a partire da pagina 132. Fo, che già in precedenza aveva ammonito i lettori che “le notizie sulla rete vanno sempre verificate e approfondite, altrimenti si rischia di prendere delle cantonate terribili”, ci regala un “pippone” sulla credibilità di Internet, concludendo che bisogna stare attenti e che “non hai nessuna garanzia che la storia ti venga proposta in termini corretti” (con Grillo che glossa: “Secondo me è da Nobel uno così…”). Discorso che non fa una piega. Epperò, che cosa accade proprio alla fine, e direi anche all’acme, del libro? Che Fo propone ai suoi compari di “ascoltare questo discorso pronunciato da Pericle nel 461 a. C”. Si tratta del celebre epitaffio, riportato da Tucidide, per i morti ateniesi durante il primo anno della guerra del Peloponneso e, ovviamente, è del 431. E allora, come viene fuori la data sbagliata? Ma da Google, ovviamente! Qui, infatti, digitando “discorso Pericle”, appare come primo risultato (dal sito www.avvocatoandreani.it, quando si dice il prestigio delle fonti…) e sono in tanti a ripeterlo a pappagallo. Compreso il Nobel Fo, che a pagina 19 sosteneva orgoglioso che l’elogio della democrazia periclea “in rete è dappertutto, lo trovi in migliaia e migliaia di blog, è diventato uno slogan”. Sulla traduzione da Tucidide, poi, stendiamo un velo pietoso per non entrare nello specialistico.
D’altronde, di chicche il libro del Grillo cantante al tramonto ce ne offre un’infinità. La scampagnata dal porto del Pireo ad Atene viene definita un “viaggio”; degli Spartani si proclama che “non avevano scrittori” (giusto i primi che vengono in mente: Tirteo? Alcmane?); Alberto da Giussano, grida Fo, è “notoriamente inventato da Giosuè Carducci e altri romantici del tempo. Favole di questo genere vanno denunciate!” (e invece se ne parla già nel Medioevo). Ci fermiamo qui, solo perché ci viene da piangere.
di Miska Ruggeri